martedì 10 settembre 2013

29_rimbalzi patinati: a corte dal re

Nel breve periodo della vita di ogni laureato che gira attorno a quei dodici-mesi-dalla-laurea, che lo insigniscono automaticamente dello status di "neolaureato", il suddetto sembra essere al centro del mondo lavorativo.
Sembra che ogni offerta di stage e di lavoro sia rivolta proprio a lui.
Sembra che tutti vogliano trovare TE: brillante, umile, sveglio, con tanta voglia di fare, di mettersi in gioco e bla bla bla.
Poi, senza che tu te ne renda conto, inizi a non avere più alcun tipo di riscontro: si certo, la crisi.
Ma ragazzo, dacchè scatta il tredicesimo mese, tu non sei altro che un banale laureato.
Se eri brillante, hai di certo smesso di emanare abbastanza luce per richiamare la loro attenzione.
Fattene 'na ragione.

Ma non vorrei farvi pensare ad un post pacco.
I post pacco sono come una ragazza in carne in lizza per un posto di receptionist per una società fighetta: decisamente fuori luogo.

In quegli splendidi mesi da neolaureata ho avuto un sacco di bei colloqui (o meglio, di colloqui in bei posti), che, ovviamente, sono finiti in nulla, se no non sarei qui a raccontarvi i cazzi miei...ma a fare ape pettinati all'arco della pace.
Il primo ve l'ho già raccontato qui, e per chi se lo fosse perso, consiglio vivamente di andarsi a fare due risate alle mie spalle.

Ma veniamo a noi.

Ottobre 2008.
Vengo contattata da Umana per un colloquio: la descrizione della posizione a cui mi ero candidata non mi era del tutto chiara, ma dal mio fiuto (che muoveva allora i primi passi -o sniffi?- nel mondo degli annunci di lavoro), sentivo che c'era qualcosa di sostanzioso dietro quel misero: "cercasi assistente commerciale per importante showroom "....
Nel bel mezzo di una interessantissima master-lezione di iconologia e iconografia (no, ma che cazzo vi ridete? Era davvero interessante!), mi vibra una chiappa.
Il cellulare!
Il colloquio!!!
Prendi l'arte e mettila da parte, soprattutto se ti chiamano all'improvviso da un'agenzia di selezione.
Alla tizia andavo bene, poteva finalmente svelarmi da chi sarei andata a fare il secondo colloquio.

Ragazzi.
Sua maestà del grigio e dell'eleganza: nientepopòdimenocheeee Re GioVgio!!!
Micacazzi.

Dall'esaltazione al panico più logorante in meno di trenta secondi: e adesso che cazzo mi metto?!?!??!?

No, ma state scherzando??? Potete minimamente immaginare che cosa possa voler dire essere chiamati in udienza da re GioVgio in meno di una settimana e non avere NIENTE da mettersi?!?
Si, perchè, gioie mie, quando ero andata dal duo del fashion, l'anno prima, ancora entravo nel mio vestito di laurea e quella maglia fuxia sotto la giacca, se per loro poteva andare, mi avrebbe sicuramente schifato la corte del re, abituati a quell'eleganza-da-grigio medio.
E poi, diciamocelo, che il punto fondamentale è proprio questo: ma che merda ne so io di moda?!??!?
No perchè, qualcosa mi diceva che la prima impressione sarebbe stata quella che avrebbe deciso le mie sorti. Ancor prima che io avessi potuto aprir bocca.
 Il sotto era la parte più facile da sistemare: pantalone nero, non troppo elegante, non troppo easy, con scarpa dal tacco medio, non troppo bassa, non troppo alta, dato che comunque avrei avuto ugualmente dei problemi deambulatori sopra il tacco 5.
Il sopra doveva essere necessariamente: camicina carina, non troppo vistosa, non troppo sfigata, sotto giacca nera, ovviamente non troppo ingessante e non troppo ccciòvane.
'Na cazzata, in pratica.

E venne il giorno.

Degne di nota le ore pre-colloquio: dalla vestizione (con minuzioso tentativo di rimozione di ogni singolo pelo felino presente sui capi indossati, una partita persa che si conclude sempre con il mettere in borsa la spazzolina appiccicosa e rimandare il problema al più tardi possibile), al viaggio in treno da buona pendolare, con la speranza di non sederti su una cicca o non essere riconosciuta da nessuno dei tuoi amici, fino all'arrivo in zona, con conseguente strizza, movimenti di pancia imbarazzanti e la consapevolezza di muoverti legiadra e a tuo agio nello spazio come una foca obesa ad un vernissage modaiolo.

Il posto poi aiutava a rilassarsi.
L'ingresso, piccolo pertugio tra due enormi blocchi di cemento, sembrava l'entrata di una prigione di massima sicurezza, e infatti, pure lì, a presidio, c'era un signore in divisa che aveva l'aria di non voler ricambiare il mio sorriso abbozzato quando, con un filo di voce, gli chiedo dove sarei dovuta andare.
Mi scortano a una sala d'attesa.
Supero un grosso salone grigio, salgo delle scale ipermoderne (tutte cemento e grigio) e mi fanno accomodare (si fa per dire...) su dei divanetti in pelle. Grigi.
Io avevo una camicia grigia.
Marta, sei sul pezzo. Questo propro non te lo toglie nessssssuno.

Io, che sono animale sociale, tendo sempre a molestare i candidati che trovo in attesa con me, massì, per stemperare l'ansiella.
Al mio fianco c'era una ragazza magra magra, con la faccia tutta tirata e serissima.
Le sorrido e la convinco a scambiare due parole.
E' super in tensione perchè arrivava da un colloquio da P., e lì l'avevano trattata malissimo.
Bene.
La rassicurazione che stavo cercando. Le giuste parole per passare questi interminabili minuti.
Da lì in avanti ho preferito il silenzio.

Arriva il mio turno.
Entro, decisa stretta di mano, sorriso a cinquanta denti, mi siedo e...non so come cazzo sedermi per non sembrare ingessata o, in alternativa, un sacco di patate.
Il segreto è il culo in punta di sedia. La ricerca di un equilibrio fisico e mentale.

E' passato così tanto tempo che non ricordo moltissimo di quel primo colloquio.
Ricordo comunque di essere stata messa inaspettatamente a mio agio, ricordo di aver raccontato le mie scelte di studi, il mio carattere, che cosa pensano di me i miei amici (?!?) e risposto piuttosto egregiamente a classiche domande adesso-ti-metto-in-diffcoltà.

Due giorni dopo mi richiama l'agenzia: il colloquio era andato bene!
Ero felicissima!!!
Dovevo però presentarmi ad un secondo step.
E via in loop, con le classiche menate da outfit!

Il secondo colloquio va, questa volta alla tizia HR si è aggiunto un tipo.
La tizia mi invita a ridire quello che, la prima volta, avevo già detto a lei.
Occazzo. Vorrà mica vedere se le versioni dei fatti concidono?!? Ahahahhahhhah.
Ma lì per lì, non è che avessi molta voglia di ridere...

Con mia immensa incredulità due ORE dopo il colloquio, Umana mi richiama per dire che ero piacuta molto anche al tizio nr.2, e che avrebbero voluto fare al più presto un ultimo colloquio (cioè, anche l'agenzia sperava potesse essere l'ultimo...!).
Yeeeehhhh!!!!
Ma che te ridi che hai finito le giacche?!?!?!?
Merda!!!!!!

Faccio anche quest'ultimo colloquio, tutti sorridenti, tutti felici, io incredula ma speranziosa: edddaiiii!!!!
Ormai ero di casa, l'ultima volta ho pure salutato spavaldamente il tizio all'ingresso, dicendo tipo "vado eeeh...". Che cogliona!!!

Mi richiama la ragazza dell'agenzia, era felicissima per me. Io di più.
"Quindi è andato bene?!? Ci siamo???", le chiedo.
"Eh, sembra proprio di si, ora devono mandarci solo il contratto. Appena ce l'ho ti chiamo!"
Non mi era mai capitato di assaporare quel momento.
Era una sensazione inebriante, bellissima, incredibbbbile, come camminare a due spanne da terra.
Allora è così che ci si sente quando vieni SCELTA.
Proprio tu.
E per di più, in un posto davvero bello. Chissà quanto avrei imparato. Dei culi e del mobbing ancora non ci volevo pensare. Era il mio momento di gloria, cazzaccio!
Si, ciao, no, scusa, lavoro da GioVgio. Sai com'è...

Suona di nuovo il cellulare.

"Marta... ....."
"SI!!!!"
"....ecco. Non so come dirtelo..."
A cazzo di cane, così, forse?!?!
 "...noi non sappiamo come sia potuto succedere....eravamo in attesa del contratto...poi l'azienda...poi, c'hanno chiamato dall'azienda e...e ci hanno detto che avevano trovato direttamente loro una candidata da inserire...mi spiace molto...a volte purtroppo capita...beh...a noi non era mai capitato....mi spiace".

BOOOOM!

Per la verità, quindi, non ho mai assaporato quel momento.
Non sono mai stata veramente scelta.
Sono capitata in posti e sono andata bene. Per il momento, finchè "contratto in scadenza non ci separi" e roba così.

Per la cronaca, ricapitai a corte qualche anno dopo, per uno stage nell'ufficio stampa.
Lì si che avrei dovuto avere paura.
Fiiùùùù, meno male che non m'hanno preso...

That's all folks!

domenica 1 settembre 2013

28_settembre

Fin da bambina, sono sempre stata una di quelli che vivono le domeniche in merda al solo pensiero che, il giorno dopo, sarà già lunedì.
Quello che non riesco a spiegarmi è che cazzo avessi mai da fare il lunedì, in 5° elementare, per altro, per prendermi male la domenica.
Ma si sa, noi anime sensibili viviamo in uno stato premestruale costante, indipendentemente dal nostro movimento ovarico.
In controtendenza a questo assurdo sentimento c'erano le giornate d'agosto dove, quando tutti iniziavano a lamentarsi delle ferie che stavano per finire, io sono sempre entrata in una fase di superaspettative e positivismo a go-go, che riusciva a darmi un appagamento totale al solo pensiero della scuola/università che ricominciava, delle nuove cose (??) che sarebbero successe e delle nuove persone che avrei incontrato (-parentesi-. Più che a quella di un'universitaria, la mia vita tra i chiostri della Cattolica è somigliata a quella di una monaca di clausura, ma vabbè).
Alle elementari odoravo maniacalmente il sussidiario, sfogliando le pagine ancora intonse.
All'università, già a luglio, cercavo on line il programma di questo o quell'esame, con una curiosità e un'aspettativa ridicola, tanto sapevo che per il 99% dei casi, il corso in questione mi avrebbe deluso.
Quello che non è mai cambiato è il mio feticismo nei confronti degli articoli di cartoleria: penne, matite, agende, gomme, pennarelli, qua-der-ni. Ne avrei comprati a migliaia.
Ne comprerei ancora a migliaia. Ma il coinquilino me lo vieta, facendomi notare quanti quaderni, comprati e mai utilizzati, ho accumulato nel corso degli anni, soprattutto quelli post-laurea.
Volete mettere la gioia di iniziare un nuovo quaderno? Magari di quelli con la spirale, divisi in sezioni, un pò a quadretti e un pò a righe...e la pagina bianca, liscia, tutta da riempire....
Si lo so, non sto bene.
Provo ancora una piccola sofferenza, oggi, quando entro nei negozi che promuovono le novità per la scuola e io devo contenermi e passare indifferente tra quelle figate!

Settembre era il vero gennaio, per me.
Niente cambiava dopo le feste di natale: stesso freddo, stesso grigio, stessa classe, lunghe attese.
A settembre, invece, iniziava a cambiare anche il tempo. Ma non faceva cagare come l'inverno.
Si continuava un percorso o, quando andava meglio, si iniziava qualcosa di totalmente nuovo.
Adoro iniziare qualcosa di nuovo.
Il mio problema è che ci metto ancora oggi tutte le aspettative irrazionali che ci mettevo da bambina.

E, per la cronaca, proprio questa notte ho sognato di compilare la preiscrizione per non so che cosa.

E' proprio arrivato settembre.
Ho proprio bisogno di novità...

domenica 18 agosto 2013

27_vacanze precarie/2


 04:25

Dopo essermi rigirata tutta la notte, mi sveglio di botto, occhi a palla e la certezza: devo sboccare!
Comodo raggiungere la tavolozza se dormi in un soppalco dove per sdraiarti devi strisciarci dentro da metà scaletta. Si, molto poetico e romantico. Ma decisamente non pratico con impellenze quali quella in questione.
Non avendo, appunto, nemmeno lo spazio per stare seduti, mi rigiro e striscio sulle chiappe fino alla scaletta in legno. Dovendo scendere di testa ho anche rischiato di ribaltarmi.
Arrivo in bagno e ripropongo la prima cena corsa.

Il giorno dopo sono in stato comatoso.
Mi sento mollissima, mi fa malissimo lo stomaco, non riesco a mangiare niente, sono affaticata a camminare e vorrei solo dormire.
Si. M'hanno intossicata.
Del secondo giorno ho dei ricordi poco lucidi.
Siamo andati in questa spiaggia che sarebbe dovuta essere bellisssima: Ostriconi.

A parte il fatto che io stavo demmerda, che ad arrivarci per strada ci abbiamo messo 45 minuti (tuttecurve), che poi, una volta arrivatiti, ti sei dovuto fare a piedi quindiciminutiquindici di camminata sotto il sole per arrivare a superare prima un mega stagno e poi un'immensa montagna di sabbia...no, beh...diciamo che c'è stata grande soddisfazione nel vedere che la spiaggia fighissima, quel giorno, grazie al temporale notturno, era piena di merdosissime alghe. E quando dico piena, intendo che l'acqua sembrava putrida e non c'era alcun modo di poter fare il bagno.
Ero talmente incazzata, maaaa taaalmente incazzata, che non ho nemmeno fatto una foto reportage, che ora mi sarebbe stata d'aiuto per rendervi l'idea.

Dal terzo giorno le cose sono iniziate a migliorare. Rassegnati ormai al fatto che senza un'ora e passa di macchina non saremmo mai arrivati a nessuna spiaggia, abbiamo iniziato a girare qua e là alla ricerca di spiaggette più o meno solitarie.
A parte qualche medusa nelle prime, per il resto siamo rimasti davvero soddisfatti.

Arriva il venerdì sera e, il giorno seguente avremmo dovuto lasciare la camera perchè la simpatica signora affitta di settimana in settimana, ma partendo dal sabato. Quindi, noi che siamo arrivati di domenica, non solo ci siamo fottuti un giorno, ma ci siamo anche dovuti fare lo sbattimento di trovarci una sistemazione per l'ultima notte.
A noi la comodità ci fa schifo.
Arrivati davanti alla porta , troviamo un biglietto della tipa che ci ricorda, in un italiano da google translator, quanto le dobbiamo ancora per la camera e....il coinquilino mi invita a venire a leggere coi miei occhi.
 La tizia vuole 40 euro per le due salviette e il lenzuolo.
QUARANTA EURO per due stracci che A) non sono mai stati cambiati e B) le lenzuola erano pure sminchiate e troppo piccole per coprire entrambi i materassi del loculo.
Ma che poi la cosa assurda è stata questa: noi credevamo ci avesse fatto un piacere, voglio dire, se ce le dai "in affitto", ci dici quanto paghiamo, che con 50 euro mi vado a comprare tutto il corredo, io.

Momento psicho del coinquilino.
Vuole una penna.
Vuole una cazzo di penna per scriverle e mandarla affanculo.
Per uno strano caso del destino, io che ho sempre carta e penna dietro, non trovavo una penna.
Ho rimuginato tutta la sera (e, conoscendomi, anche la notte!) sul discorso da farle, sempre con il mio francese ad alti livelli, s'intende.
E' che quella non parlava inglese. Ma cazzo, ma puoi non parlare inglese? Ma veramente???
Massì, e io ti faccio il culo in francese con le 4 cazzo di parole che so!
(...e non avevo neanche internet -se non a pagamento!- sul cel: avrei steso un discorso coi fiocchi, mannaggia!)
Arriva il momento di far rissa. Il coinquilino è carichissimo. Eccerto, mica deve parlare lui!
"...eh, ma qui si usa così...bla bla bla..."
"...si, sarcazzo, se mi dicevi che me lo facevi pagare, me le compravo da sola..." (o almeno, questo è quanto ho cercato di dire).
Beh, morale, l'avrò talmente asciugata che alla fine m'ha detto "...va bene così, va bene così...."
Ooooooooecheccazzo!!!!

Partiamo per la nostra ultima destinazione. Un'altro cazzutissimo paesino montanaro.
Ci arriviamo, chiediamo informazioni sull'ubicazione della casa Marigaby, ma nessuno ce lo sa dire, dove si trovi 'sta casa. Entriamo nella stradina che sale verso la montagna.
Strettissima.
Pendenza 90%.
Mi prende la claustrofobia mista a mò-ce-ribaltiamo e penso che non riusciremo mai a rigirarci per riscendere.
Getto la spugna. Troppa sofferenza in quella macchina. Io scendo a piedi.
E inizio a girare tra le villette arroccate alla ricerca di informazioni.
Poi, una vecchia mi dice che forse è la casa che sta più in alto di tutte. Uuuuuh, benebene.
Bisogna risalire tutta la strada. C'è anche un momento in cui la povera macchina dà segni di cedimento.
E' la fine. Aiuto!
Svoltiamo nel cortile della presunta casa e, ovviamente, nessuno ci caga.
Poi, dopo un pò, finelmente si palesa una tizia. Il posto era giusto. Eravamo arrivati, finalmente.
Era tipo l'una.
Metà giornata dell'ultimo giorno l'avevamo persa così. Ora ci restava il pomeriggio e la sfacchinata alla ricerca di una spiaggia.

Finiscono così, un pò a cazzo, le nostre vacanze precarie.
Come finisce così, un pò a cazzo, anche questo post.

E se sono andate bene a me, buone vacanze a tutti!

giovedì 8 agosto 2013

26_vacanze precarie/1

02:45.

Perchè, non avete mai puntato la sveglia alle 2 e 45?
Io, no, vaccaboia, e quindi, dopo un giorno di lavoro zampettante con annessa chiusura di negozio e smazzi vari da fine settimana, la mia costante difficoltà a prender sonno se non con quella bell'ora di riflessioni profonde che accompagnano il mio crollo da sfinimento...ecco, diciamo che il primo giorno di vacanza non è proprio iniziato con leggerezza.
"Dormi eh!", mi ha caldamente consigliato il premuroso coinquilino, "che tanto non c'è in giro nessuno e io son sveglio".
E, secondo voi, ansiotica come sono, ho chiuso occhio durante la tratta  Milano-Livorno??
Ovviamente no.

Il trauma del traghetto a orari del cazzo, con partenze da porti a cazzo, è la prima sfumatura del variegato mondo della vacanza precaria, o, se vogliamo fare i fighetti, della vacanza low cost.
Noi che "macheccazzocenefrega, l'importante è risparmiare anche solo 10 euri" e siamo pronti a tutto.

Tra l'altro io soffro anche il traghetto.
Ma 4 ore di traversata vanno affrontati stoicamente se, smanettando su internet, vedi che il volo ci metterebbe la metà del tempo (o anche un terzo), ma ti costa il doppio.
Quale nausea??!?
Siamo ancora in coda per imbarcarci, sotto un sole che ci sta già distruggendo, quando inforco i miei polsini antisbocco. Sono un pò come (?) una bambina: c'è chi indossa un mantello e diventa invisibile e chi, come me, si polsinizza per essere certa che tutto andrà bene.
Nel dubbio, comunque, non che non creda nell'efficacia dei miei super polsini eeeeeh, dicevo, nel dubbio, mi astengo dal mangiare e/o bere qualsiasi cosa.
Ottima mossa per una traversata ad agosto sotto 40°. Bravamarta.

Arriviamo finalmente in terra Corsa, superiamo la città principale e iniziamo a tastare con mano (o con macchina) i racconti degli amici: "...una strada sola...strade strette...tutte curve...."

Offiga.
Un sacco di curve.
Ma delle mega curve. Ma che tipo il rettilineo non esiste MAI.

Tra l'altro io soffro anche nelle curve.
Cazzo ridete?
Da piccola ho anche sboccato su mio cugino e sulla macchina di mio zio, all'ennesima curva in cui mi lamentavo e venivo pivellamente ignorata. Tzè!

Comunque col passare dei chilometri il mio stomaco s'è fatto de fèro e devo dire che sono stata una vera signorina, e che quasi quaaaasi non sentivo nemmeno gli sbalordoni alla testa (che, chi soffre d'auto, sa essere il primo sintomo verso la nausea mortale).

Il posto dove abbiamo deciso di stare, noi che snobbiamo le città sul mare e preferiamo farci altri 25 minuti per e dal villaggio, stava appunto a inculandia.
Arriviamo stravolti dopo una cosa come 11 ore di viaggio (se fossimo andati a NY, ci avremmo messo molto meno...) e, una volta davanti alla porta suoniamo.
Ma nessuno ci risponde.
Cerchiamo un'entrata secondaria.
Ma non c'è nessuna entrata secondaria.
Proviamo a chiamare il numero che abbiamo segnato.
Ma non funziona.
Vedo poi una tipa che esce da una porta accanto e le chiedo dove minchia fosse M.me Bezza.
"E' partita. Oggi non c'è".
Ma stai scherzando???????
"....Ah ma voi siete forse quelli che dovevano arrivare??"
Ragazza. Che arguzia!
Ci porta davanti a un cancelletto e ci saluta.

Entriamo.
Puzza di chiuso a parte, la minicamera è carina.
Tempo di sedermi sul cesso per fare una pipì da campioni che realizzo: non c'è carta igienica!
Ma! Ma! Ma non ci sono neanche gli asciugamani, del sapone e soprattutto...le lenzuola, cazzo!!!
Non avendo neanche più le forze per incazzarsi (lui, io ce le avevo in realtà) decidiamo di uscire, buttarci su una spiaggia e rilassarci un attimo. Per le lenzuola, ci avremmo ripensato.

Occchèèèèi! Dai che si va al maaareeee!
Riprendiamo la macchina, usciamo dal paesino (20 minuti), ci buttiamo sulla strada principale, arriviamo alla prima città (altro quarto d'ora), St. Florent, e cerchiamo parcheggio. Anche se in giro non c'era molto casino in termini di esseri viventi, c'erano comunque macchine OVUNQUE.
Dopo altri 20 minuti per piazzare la macchina, scendiamo, rincoglionitissimi (il termomentro è arrivato a segnare 43° in quei giorni) e ci addentriamo.
Cerchiamo invano del cibo che non fosse hamburger o roba fritta e ricadiamo sulla mia prima proposta: megagelato e via. E via! In spiaggiaaaa!
Ecco, si. La spiaggia?
Eh, no. Niente Spiaggia a St. Florent. Solo porto.
-____-

Bene, rimettiamoci in macchina, voglio dire, siamo ad un passo dal mare, che ci vorrà a trovare una spiaggia???
Ragazzi! Dopo un'altra mezz'ora di tentativi arriviamo in una spiaggia del cazzo, maaa deeel cazzo, che se andavamo a Massa in Partaccia era più pettinato.
Io ero rassegnata.
Smadonnamenti inenarrabili nel mio cervello.

Torniamo a casa, in merda, ovviamente.
E chi ci viene incontro? Mais oui, M.me Bezza.
Io, sfoderando il mio fluentiiiisssimo francese delle medie le faccio notare che, figa!, non c'è niente là dentro!
Lei mi guarda con sorriso compassionevole e mi dice: "Non avete portato niente???".
Eh, no.
Se ne va e torna con due asciugamani, un lenzuolo, una coperta e due federe.
Meno male che la carta da culo me l'ero poi comprata, ho pensato.
Ringrazio, e mi tranquillizzo.

Dai, doccia rinvigorente, e poi via (altra mezz'ora di macchina!), verso una bella mangiata a St. Florent, nonchè unico posto raggiungibile nel giro di un'ora.
..... ..... ..... ......

lunedì 22 luglio 2013

25_l'agenzia/2: epilogo

E venne il giorno.

Piena di speranza, citofono.

Entro.
              Scendo.
Apro.

Voglio richiudere e andarmene, ma non posso.

Tutto era ESATTAMENTE come il mese precedente. Stesso casino, stessa polvere, stesse facce noncuranti del bordello circostante.

Moltobene.

"Mettiti comoda...!" - ...ma mi prendi per il culo?!??!???

Mi saluta poi una ragazza che avevo intravisto anche il giorno del colloquio, è lei che se ne va e che dovrò sostituire.
Mi ci siedo di fianco e capisco già dal suo sguardo, sotto il sorriso cortese, che non mi invidia per un cazzo. Ma proprio un cazzo.
Davanti a noi una scrivania con un portatile quasi sommerso da scontrini, bigliettini, fogli, cartacce e, sulla destra, faldoni strabordanti di documenti stavano impilati lì da chissà quanto tempo.
Già.
Ma non si erano APPENA trasferiti???

Marta, non è il momento.

"...ecco, vedi...qui ci vanno le fatture, qui quelle non ancora pagate, poi dovresti farti tu uno schema per star dietro eventualmente ai recall per i pagamenti, poi ricordati di chiedere sempre a tutti gli scontrini, che non sempre te li danno, che poi metti qui...però, no, allora qui ci sono le cose della banca, ecco...tipo qui vai per pagare i ragazzi (MA! Io?!?), ecco, qui trovi il contatto per organizzare i viaggi e...si, qui ci sono un pò di numeri di telefono utili...."

"...eh, lo so...lo so...." -aveva perfettamente letto ogni singola imprecazone nella mia mente.

"...ora, io dovrei affiancarti...è solo che...non mi pagano per farlo e io ho già fatto fin troppo...quindi, io vado...magari ci sentiamo nei prossimi giorni e vediamo se riusciamo a incrociarci di nuovo...."

Oh-vaccammmerda.

Il mio primissimo compito è stato questo: cercare di recuperare una fottutissima e costosissima (nonchè nuovissima) Canon professionale, lasciata sbadatamente su un volo NY-Orlando dal capocchia, durante un viaggio di piacere con la famiglia.
"Marta. Non ho la più pallida idea di che cosa si possa fare. Pensaci tu. Rivoglio la mia macchina".

Ho passato il mio primo pomeriggio telefonando a tutti i fottuti aeroporti d'america, parlando con tutti i cazzo di lost&found e segnandomi lunghissimi codici che poi, a quanto mi ricordi, non mi sono mai serviti a una mazza.
Ovviamente la canon non venne mai più ritrovata.
Ma nuovi e ben più stimolanti compiti battevano alle porte del mio nuovo lavoro.
Gli scatoloni.

"Marta. Vedi. Tu e lui ("lui" è un'altro caro ragazzo che lavorava lì e no, se ve lo state chiedendo, no. anche lui adesso non ci lavora più) dovete aprire, visionare, dividere e risistemare tutte le cose che troverete là, dentro a quegli scatoloni. Laggiù dividete i macchinari e il resto lo mettete da qualche parte, che ne so. Non ho la più pallida idea di cosa ci possa essere. Fatelo".

Se voleste passare da quelle parti credo che possiate avere altissime probabilità di trovare le cose come le abbiamo lasciate io e "lui", prima di desistere. Prima che un altro impellente compito ci venisse richiesto.

"Ma dove mangiate??"
Non c'era traccia di un angolo-cibo, tantomeno di un frigo o di un microonde.
Al che, al capo, venne l'idea che io, "lui" e la povera ragazza che se ne doveva andare ma che, in qualche modo, riusciva sempre a venir ricatturata nel vortice dell'agenzia, dovessimo comprare e montare il nostro angolo cucina.
Le mansioni di carpenteria si alternavano a uscite per procacciarci, non solo il cibo, ma addirittura il tanto agognato microonde, che IO obbligai a comprare.
Ricordo ancora come fossei ieri il piacevole trasporto del microonde in metro e poi a mano, fino all'ufficio dai nostri due poveri corpi agonizzanti.

Arrivò il momento dell'organizzazione dei viaggi di tutto il team (circa 15 ragazzi) per le sfilate aaaaalll around the world. Yeah. Sessioni infinite di telefonate col povero tipo dell'agenzia viaggi che alla fine avrà avuto un esaurimento.

Poi il cellulare aziendale.
Sissì. Figata. Proprio.
Soprattutto se ti si mette a squillare senza sosta alle 4 di notte, rischiando di farti venire un infarto e poi, rispondere, tra il sonnambulo e l'impanicato, per sentire, dall'altra parte, solo dei rumori di sottofondo e nessuna risposta.
"Marta. Eh, mi dev'essere partita una chiamata da NY".
Eh beh, certo.

Un altro impagabile momento è stato quello del primo contatto telefonico con la banca.
Per chiedere dei soldi o di sbloccare non so che carte, o forse tutte e due le cose insieme, che, visto il posto, mi sembra la ricostruzione più plausibile.
La tizia dall'altra parte del telefono, appena mi presento con voce pacata e un pò imbarazzata (si, perchè non è che avessi molto chiaro quello che dovevo chiedere...), mi fa: "Ma lei chi è??"
"...eeeh, sono nuova...veramente io..."
"...ah è nuova?!? Sa cosa le dico? Io fossi in lei me ne andrei immediatamente da quel posto, immmediatamente!".

Era il mio day-2.

Poi niente, da tutte queste esperienze ci sono anche belle cose che porti a casa, le persone che conosci, ad esempio. Sdrammatizzare è fondamentale, farlo in compagnia è molto meglio.
Io, dopo il mio day-2, ho avuto serie difficoltà a sdrammatizzare, ma vabbè.

E poi l'esperienza da fare almeno una volta nella vita: ho visto e vissuto (ragazzi, con back stage annesso e come special guest il vecchio Karl, micacazzi...) la mia prima ed ultima sfilata di moda.

Che una può bastare.





venerdì 12 luglio 2013

24_fatti, strafatti, strafiga e strafottenza: dieci minuti di ordinaria follia

Io coi rossetti c'hopprobblemi.

Vi ricordate l'arzilla ottantenne che voleva fottermi e cambiare un rossetto che aveva comprato e, sottolineo, usato, di fronte ai miei occhi il giorno prima?
Ma lì, messa di fronte all'evidenza e, dopo averci riprovato giocandosi l'ultima carta dell'alzheimer con la domanda: "ma allora non me lo cambia?", si è risolto tutto con un gentile "eh-no-signora-no". E bom.
Il rapporto donna-rossettosbagliato, è un binomio mortale, che può portare a episodi di inaspettato delirio, come quello di oggi.

Piccola premessa.
Negozio pieno. E quando dico pieno, intendo gente compattata e impaziente che sbuffa (ma non desiste!) e che ti fulmina con gl'occhi, che sei tu che sei lenta, micacazzi.
M'era sembrato di sentire del subbuglio in un angolo del negozio, ma, da brava stachanov, occhi bassi su quello che sto facendo, che ci vuole un niente per dover rifare uno scontrino e, ancora meno, che quelli in coda si sentano in dovere di tirarmi addosso litrozzi di bagnoschiuma per esprimere in modo più cristallino il loro disappunto.
Il vocio si fa più aggressivo e sento dei confusi "EEEE ALLORAAA!! EVVVAIII, CRETINAAA! VOI non siete normali, DONNE!!!!".
Fingere indifferenza. Sempre. Almeno fino a che non la puoi proprio più scampare.
E difatti...
...sto servendo una signora e, all'improvviso, il tipo che urlava in fondo al negozio viene dritto verso di me, districandosi tra le sciùre in attesa, trascinando con sè una biondona secccasecca di un metro e novanta con la faccia tutta sconvolta, il rossetto sbausciato e l'occhio gonfio quasi da lacrime.
Il tipo mi punta il ditozzo in faccia e urla: "ALLOOOORA! Qui risolviamo la cosa, diglielo -guardando lei e strattonandole il braccio- DIIGLIELO! Te l'ho detto mille volte, CRETINA, che ti vogliono fregare, quando compri una cosa devi aprirla...diglieloooo!!!".

Flashback.
Ieri.
Negozio pieno. E quando dico pieno, blablabla, ok??!?
La bionda strafiga era con un'amica che stava facendo un acquisto. Decide di prendere un rossetto per lei, mettendolo nello scontrino dell'amica, che poi si sarebbero messe a posto coi soldi.
Bene bene.
Va a sceglierselo da sola, il rossetto. 'cause big girlZ can do that by theirselves.
O forse no.
Pagano, ciao ciao, grazie grazie, prego prego.

"E' colpa tua!!! Il rossetto non è del colore che volevo, e adesso come faccio????". Mi dice blondie.
"L'hai usato?"
"No".
"Non è quello che hai tolto con un polso incazzandoti quando hai realizzato che non era il colore che volevi e che ti ha ridotto la bocca così, giusto? Nooo eh?"
No. Non l'ho detto, questo l'ho solo pensato.
"Lo scontrino ce l'hai?"
"No. La mia amica l'ha buttato. E poi che c'entra, è colpa tua se ho preso il colore sbagliato!"

E' colpa mia anche l'attuale crisi e lo scioglimento dei ghiacciai, se ancora non lo sapevate.

Ma il bello viene col tipo. Che, semplicemente, sbotta!
Inizia a urlare, è sudatissimo, mi spaventa persino le sciùre che, adesso, sono contente di essere in coda per godersi in toto il siparietto e la drammatica escalation.
"Non è possibile, a lei serviva il rossetto per un matrimonio!!! E ADESSO?!?!"

Oh-buon-dio.

No. Ma veramente.

Il tipo urla, lei si lagna, io sono spossata e pezzata dallo stress fino alle caviglie.
Le sciùre sono bellissime. Certe se la sghignazzano.

Apprezzo un sacco la solidarietà delle sciùre, che, quando vogliono, sanno riportarti coi piedi per terra semplicemente tirandoti occhiate di approvazione. Del tipo "machettincazziaffà" o "gioia.èunapartitapersa". Alle quali segue l'occhiata "dai, che faccio tardi alla pedicure!!!".

Vabbè.
Alla fine il tipo urlante, che nel frattempo era entrato ed uscito dalla porta del negozio almeno due volte (iperattivismo da stupefacente a manetta), riesce per la terza volta e la bionda, spaesata, gli corre dietro giurandomi che non sarebbe finita così.

A lunedì, ma chérie.
Per un buon inizio di settimana, ancor prima che la settimana finisca.

lunedì 8 luglio 2013

23_l'agenzia/1: preludio di un successo

Luglio di un imprecisato anno della mia imprecisata vita pseudo-lavorativa.
Sono di nuovo disoccupata.
A ben vedere, sono per la PRIMA volta, disoccupata.
Ma devo dire che, ai tempi,  l'impatto con questo nuovo status non mi ha disturbata più di tanto: ero libera. Libera di trovare qualcosa di meglio. Libera di fare un passo in avanti alla ricerca del MIO tanto desiderato quanto confuso lavoro i-d-e-a-l-e.
Spallucce al fatto che fossero mesi e mesi che non avevo alcun riscontro dai civvì che mandavo, che alla fine fossi stata lasciata a casa ancor prima di aver trovato, non dico un lavoro, ma per lo meno uno straccio di colloquio.
Nessun vero smadonnamento.
Come ero zen. 

Ci credevo proprio. Che sarebbe arrivato qualcosa per me, intendo.
E, infatti, alla facciazza dei presi male, due settimane dopo, mi squilla il telefono.
Dall'altra parte una tipa di una grossa agenzia di recruiting che mi sta proponendo un lavoro che...cioè...potrebbe davvero essere quello che sto cercando! Si cazzo! Mi mancava solo lei a descrivermelo, perchè quello...quello era davvero un lavoro fighissimo!!!
Lavoro in un'agenzia di fotografi e videomakers, di quelli che seguono le sfilate in giro per il mondo e sono pure una realtà internazionale! Ciooooèèèè, ma vi rendete conto?!?!
Mentre la tizia mi inondava di informazioni per gasarmi a mille, io ero già a stolkerare il loro sito e mi immaginavo taccata e con una pettinatura di tutto rispetto alla Amy Winehouse, sorridente e super professional dietro una scrivania nera lucida piena di foto patinate.
Avevano fretta. (dajjje. Col senno di poi, era la keyword che segnalava l'imminente inculata. Chi ha fretta è nella mmmerda. Chi è nella mmmerda spesso vuole me. Io finisco spesso in posti dimmerda. Non fa una piega.)
Maccccccerto! Quando mi vogliono vedere?!? Vado anche domani!
Metto giù il telefono e ho il cuore a mille.
Daaa--i cazzo, daaaa---iiii cazzo, dai che ce la si fa! Ebbrava Marta!

Non ricordo bene l'arrivo al posto, quello che so è che le aspettative erano moooolto alte.
Mica farina della mia mente malata, è stata la tipa a telefono che mi ha raccontato tutte quelle cose, infarcite poi con frasi tipo "...una grandissima opportunità" e bla bla. Io non avevo fatto niente. Mi ero solo fatta un viaggio sui miei futuri outfits.
Mi aprono il portone.
Entro in un cortile.
Vado sulla destra.
Uhm. Tentenno. Sarà la miopia, ma non vedo nè finestroni, nè un andirivieni di modelle anoressiche. 
Mi avvicino ad una porticina. C'è un foglio in A4 con sopra il nome dell'agenzia.

Nodo alla gola.

Maccheccazzz, ma Marta, ma piantiamola con questi preconcetti!
La creatività si può nascondere anche dietro a una porticin...a cazzo si va qui?!? Nei sotterranei?!?!?

Pausa.
A sinistra un'altra porta. Sento il buzz del citofono che me la apre. Respiro. Apro.

Stanza vuota e polverosa.
Passa un tizio che mi saluta ed esce.
MOOOLTOBENE.

Vado fino alla seconda poticina di legno che vedo in fondo alla prima stanza.
E' aperta. C'è qualcuno.
Epppperchecazzo nessuno mi viene incontro?!?!?!!?!?
Foooooorte me lo chiedo nella mia testolina ma, vabbè, Marta, cazzo vuoi fare? Star ferma come una babba in una stanza vuota?

Varco la soglia.

Maròòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò!!!!
C'è un puttanaio micidiale!!!!!
Sei scrivanie (di merda, mica come quella laccata nera dei miei sogni) stavano sparpagliate a muzzo in questa lunga seconda stanza. Ogni scrivania era stracolma di carta, cartaccia e, per non formalizzarsi troppo, anche qualche residuo di cibo e roba non ben definita.
In fondo, sia da un lato che dall'altro, scatoloni ammassati sommariamente (e piuttosto precariamente) uno sull'altro, pezzi di macchinari impolverati, faldoni, carta, carta, carta e ancora taaanta carta. Forse dei ventilatori? Non ricordo. Oppure ho rimosso il rimuovibile.

In tutto ciò, nessuno mi aveva ancora cagata.

"Buongiorno!" dico con il sorriso tremolante..."...sono Marta".
Un ragazzo si alza (e grazie!), si presenta e mi dice che lui, e un'altro tizio saranno subito da me.
E vengo rimbalzata nella prima grande stanza con la richiesta di portarmi dietro una sedia, che di là, come vi avevo detto, non c'era una beata minchia.

Mentre attendo, sola,  nella stanza vuota, mi viene un pò da piangere.
Io che mi aspettavo un ambiente super dinamico e inquadrato ero finita in un cazzo di buco polveroso e caotico. Voglio una cazzo di spiegazione!

"...è che ci siamo trasferiti da poco. Non ti preoccupare, quando inizierai sarà tutto sistemato".

Post più popolari