domenica 18 agosto 2013

27_vacanze precarie/2


 04:25

Dopo essermi rigirata tutta la notte, mi sveglio di botto, occhi a palla e la certezza: devo sboccare!
Comodo raggiungere la tavolozza se dormi in un soppalco dove per sdraiarti devi strisciarci dentro da metà scaletta. Si, molto poetico e romantico. Ma decisamente non pratico con impellenze quali quella in questione.
Non avendo, appunto, nemmeno lo spazio per stare seduti, mi rigiro e striscio sulle chiappe fino alla scaletta in legno. Dovendo scendere di testa ho anche rischiato di ribaltarmi.
Arrivo in bagno e ripropongo la prima cena corsa.

Il giorno dopo sono in stato comatoso.
Mi sento mollissima, mi fa malissimo lo stomaco, non riesco a mangiare niente, sono affaticata a camminare e vorrei solo dormire.
Si. M'hanno intossicata.
Del secondo giorno ho dei ricordi poco lucidi.
Siamo andati in questa spiaggia che sarebbe dovuta essere bellisssima: Ostriconi.

A parte il fatto che io stavo demmerda, che ad arrivarci per strada ci abbiamo messo 45 minuti (tuttecurve), che poi, una volta arrivatiti, ti sei dovuto fare a piedi quindiciminutiquindici di camminata sotto il sole per arrivare a superare prima un mega stagno e poi un'immensa montagna di sabbia...no, beh...diciamo che c'è stata grande soddisfazione nel vedere che la spiaggia fighissima, quel giorno, grazie al temporale notturno, era piena di merdosissime alghe. E quando dico piena, intendo che l'acqua sembrava putrida e non c'era alcun modo di poter fare il bagno.
Ero talmente incazzata, maaaa taaalmente incazzata, che non ho nemmeno fatto una foto reportage, che ora mi sarebbe stata d'aiuto per rendervi l'idea.

Dal terzo giorno le cose sono iniziate a migliorare. Rassegnati ormai al fatto che senza un'ora e passa di macchina non saremmo mai arrivati a nessuna spiaggia, abbiamo iniziato a girare qua e là alla ricerca di spiaggette più o meno solitarie.
A parte qualche medusa nelle prime, per il resto siamo rimasti davvero soddisfatti.

Arriva il venerdì sera e, il giorno seguente avremmo dovuto lasciare la camera perchè la simpatica signora affitta di settimana in settimana, ma partendo dal sabato. Quindi, noi che siamo arrivati di domenica, non solo ci siamo fottuti un giorno, ma ci siamo anche dovuti fare lo sbattimento di trovarci una sistemazione per l'ultima notte.
A noi la comodità ci fa schifo.
Arrivati davanti alla porta , troviamo un biglietto della tipa che ci ricorda, in un italiano da google translator, quanto le dobbiamo ancora per la camera e....il coinquilino mi invita a venire a leggere coi miei occhi.
 La tizia vuole 40 euro per le due salviette e il lenzuolo.
QUARANTA EURO per due stracci che A) non sono mai stati cambiati e B) le lenzuola erano pure sminchiate e troppo piccole per coprire entrambi i materassi del loculo.
Ma che poi la cosa assurda è stata questa: noi credevamo ci avesse fatto un piacere, voglio dire, se ce le dai "in affitto", ci dici quanto paghiamo, che con 50 euro mi vado a comprare tutto il corredo, io.

Momento psicho del coinquilino.
Vuole una penna.
Vuole una cazzo di penna per scriverle e mandarla affanculo.
Per uno strano caso del destino, io che ho sempre carta e penna dietro, non trovavo una penna.
Ho rimuginato tutta la sera (e, conoscendomi, anche la notte!) sul discorso da farle, sempre con il mio francese ad alti livelli, s'intende.
E' che quella non parlava inglese. Ma cazzo, ma puoi non parlare inglese? Ma veramente???
Massì, e io ti faccio il culo in francese con le 4 cazzo di parole che so!
(...e non avevo neanche internet -se non a pagamento!- sul cel: avrei steso un discorso coi fiocchi, mannaggia!)
Arriva il momento di far rissa. Il coinquilino è carichissimo. Eccerto, mica deve parlare lui!
"...eh, ma qui si usa così...bla bla bla..."
"...si, sarcazzo, se mi dicevi che me lo facevi pagare, me le compravo da sola..." (o almeno, questo è quanto ho cercato di dire).
Beh, morale, l'avrò talmente asciugata che alla fine m'ha detto "...va bene così, va bene così...."
Ooooooooecheccazzo!!!!

Partiamo per la nostra ultima destinazione. Un'altro cazzutissimo paesino montanaro.
Ci arriviamo, chiediamo informazioni sull'ubicazione della casa Marigaby, ma nessuno ce lo sa dire, dove si trovi 'sta casa. Entriamo nella stradina che sale verso la montagna.
Strettissima.
Pendenza 90%.
Mi prende la claustrofobia mista a mò-ce-ribaltiamo e penso che non riusciremo mai a rigirarci per riscendere.
Getto la spugna. Troppa sofferenza in quella macchina. Io scendo a piedi.
E inizio a girare tra le villette arroccate alla ricerca di informazioni.
Poi, una vecchia mi dice che forse è la casa che sta più in alto di tutte. Uuuuuh, benebene.
Bisogna risalire tutta la strada. C'è anche un momento in cui la povera macchina dà segni di cedimento.
E' la fine. Aiuto!
Svoltiamo nel cortile della presunta casa e, ovviamente, nessuno ci caga.
Poi, dopo un pò, finelmente si palesa una tizia. Il posto era giusto. Eravamo arrivati, finalmente.
Era tipo l'una.
Metà giornata dell'ultimo giorno l'avevamo persa così. Ora ci restava il pomeriggio e la sfacchinata alla ricerca di una spiaggia.

Finiscono così, un pò a cazzo, le nostre vacanze precarie.
Come finisce così, un pò a cazzo, anche questo post.

E se sono andate bene a me, buone vacanze a tutti!

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