lunedì 15 aprile 2013

15_dell'essere precaria: lo shopping

...ma chi prendiamo in giro?!? Ma quale shopping?!?!? 
 Sono reduce dalla classica domenica "a-pranzo-a-casa-dei-suoi", una bella mangiata dopo una settimana di schiscia per pranzo e cene da teenagerZ (non sono una gran cucoca, ve lo avevo mai detto?), poi, un bel giro in bici tra gli umidi campi di risaie della lomellina (mesta terra natìa) culminato da un mappazzone di gelato.
Giusto per rientrare più velocemente in modalità "teen".

Dai pranzi "a-casa-dei-suoi" ne derivano sempre delle chicche e delle conseguenti profonde riflessioni, che ormai voglio condividere con voi.
Come ogni settimana, sua madre mi guarda e mi chiede con occhi brillanti e speranzosi: "allora Marta, hai fatto shopping?!?".
Io, con uno sforzo di volontà sovraumana, mi tolgo la faccia da "macchecccazzz" e, sorridendole, cerco di sottolineare, in modo mooolto sottile e garbato che, essendo un pò nella mmmerda, forse lo shopping settimanale lo postpongo ancora per un pò.
In realtà lo shopping settimanale lo postpongo da che io me lo ricordi.
Essì perchè, essendo in modalità "precaria" da una vita, il top dello shopping era per me il banchetto del mercato di Vigevano che mi vendeva i jeans a 10 euri e le maglie a 5.
Aaaaaah, bei ricordi.
Questo anche per sottolineare come, lo stile della precaria è soggetto più alle sue (non)possibilità economiche che al suo gusto personale. Id est: non mi piace ciò che mi piace, ma mi piace quello che posso comprarmi.
Sarà per questo che ho un guardaroba da sedicenne?
Eh. Cazzo, si.
Che poi, una sedicenne dei miei tempi eh, una di oggi mi ghettizzerebbe tempozero tra le nerd che non sono per niente INNN.
Ecco.
Comunque, cazzate a parte, non ho mai subito alcun senso di inferiorità causa restrizioni di shopping, il buon dio mi ha dotata di un senso di totale indifferenza per i capi trendy e firmati e non vi è mai stata nella mia mente alcuna bramosìa di bauletti color cacchetta o trampoli tempestati di swarosky di Jimmy Choo (che all'inizio avevo scambiato per "Dimmi Giù", epico personaggio vigevanese che, ovviamente voi non conoscerete, ma meritava di essere citato).

Comunque devo dire che nella sfiga (di essere precaria, o disoccuprecaraia, a seconda dei momenti) ho avuto un gran culo di non finire in ambienti in cui il mio lack of style non sia diventato un problema.
O forse lo è diventato proprio perchè ho continuato a finire in posti dove sarei potuta presentarmi anche in pigiama e non avrebbe fatto alcuna differenza.
Ho passato più di due anni (il mio progggggetto più lungo) in un ufficio dove sono stata per il 90% sola a meditare su come farla finita (di essere lì sola, che avete capito?!), dopo essere stata lasciata a casa mi sono iscritta al corso annuale di grafica (back to high school again!) dove sfoggiavo un giorno una felpa con cappuccio e un giorno una felpa senza cappuccio, e poi i lavori in negozio, dove ho sempre avuto la mia bella divisa a sollevarmi dal problema di che cazzo mettermi.
Eqqquindi, facendo qualche rapido calcolooooo...si, diciamo che non compro qualcosa di "serio" da millenni, matrimoni degli amici a parte, che lì non c'è mercato che tenga.
Che poi, lo shopping, arrivate al punto di non ritorno dove sono arrivata io, incomincia a generarmi qualche ansia.
Non mi piace una mazza.
C'è stato un gap generazionale di cui non mi sono accorta e adesso sono fottuta. Fottuta.
Mi mancano le basi e credo di essere spacciata.

Pocomale. Per fortuna in negozio ho la mia adortata divisina-sacco-di juta.
E la juta, mai come in questo caso, t'aiuta.

1 commento:

  1. ahahahha! E' vero, anche io mi rompo i coglioni a fare shopping :D E non c'ho voglia di spendere soldi >:( ! Ho pure le allstar tarocche di pittarello da 13 euro!! \o/

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